L’inchiesta Armao si allarga: indagato anche Vitrano. E per Schifani cresce il peso politico del caso
L’inchiesta che ha travolto l’ex vicepresidente della Regione Siciliana Gaetano Armao continua ad allargarsi e aggiunge un nuovo nome eccellente all’elenco degli indagati. Si tratta di Gaspare Vitrano, deputato regionale di Forza Italia e presidente della commissione Attività produttive dell’Ars, coinvolto nel nuovo filone investigativo che ruota attorno a un maxi appalto per la gestione dei rifiuti nell’Agrigentino dal valore di 147 milioni di euro.
Per la Procura di Palermo, il sistema già delineato nelle precedenti contestazioni sarebbe stato replicato anche in questa occasione: consulenze legali formalmente regolari ma utilizzate, secondo l’ipotesi accusatoria, per mascherare il pagamento di tangenti e favorire soggetti economici interessati all’aggiudicazione di appalti pubblici.
La vicenda riguarda il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti nei comuni di Agrigento, Aragona, Camastra, Canicattì, Castrofilippo, Casteltermini, Comitini, Grotte, Naro e Racalmuto. Oltre a Vitrano, risultano indagati gli imprenditori agrigentini Giuseppe Gaglio e Pietro Alongi, e l’avvocato Valentina Matta, cugina dell’avvocato Pierluigi Matta, già coinvolto nell’inchiesta principale.
Secondo gli investigatori, il parlamentare regionale avrebbe svolto un ruolo di collegamento tra gli imprenditori e lo studio legale. Agli atti compare un messaggio inviato da Vitrano a Matta, mentre le telecamere installate dalla Squadra Mobile nello studio di piazza Verdi avrebbero documentato un incontro tra i protagonisti della vicenda il 15 giugno scorso.
Al centro delle contestazioni vi è una consulenza che sarebbe stata conferita a procedura ormai conclusa e successivamente retrodatata al 7 aprile per giustificare formalmente il rapporto professionale. Una circostanza che, secondo la Procura, avrebbe consentito di evitare collegamenti immediati con la successiva nomina di Armao nella commissione aggiudicatrice della gara.
Il nuovo filone si inserisce in un’indagine ben più ampia che vede protagonista proprio Armao, per il quale la Procura ha chiesto l’arresto nell’ambito di una presunta rete corruttiva legata ad autorizzazioni pubbliche e grandi investimenti, in particolare nel settore delle energie rinnovabili. Gli inquirenti sostengono che l’ex vicepresidente della Regione, nella qualità di presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali, avrebbe messo a disposizione il proprio ruolo istituzionale e la propria rete di relazioni per agevolare aziende e imprenditori interessati a ottenere corsie preferenziali nell’esame di pratiche e progetti.
L’ipotesi investigativa descrive un sistema nel quale le presunte tangenti sarebbero state schermate attraverso consulenze professionali fatturate dallo studio dell’avvocato Pierluigi Matta. Il denaro, secondo l’accusa, veniva accreditato come compenso per incarichi legali e successivamente consegnato in contanti ad Armao. La Procura ritiene di avere documentato alcuni passaggi di denaro attraverso intercettazioni, videoriprese e attività di osservazione della Squadra Mobile. Lo stesso ex vicepresidente è stato ripreso mentre riceveva somme che gli investigatori considerano mazzette. Armao ha respinto ogni contestazione, definendo infondate le accuse.
Tra gli episodi contestati figurano i rapporti con società operanti nel settore energetico, tra cui il gruppo Giuseppe Argirò e altri dirigenti riconducibili alla Cva, che secondo gli inquirenti avrebbero cercato di ottenere vantaggi attraverso rapporti privilegiati con l’ex assessore regionale.
Sul piano giudiziario resta fermo il principio della presunzione di innocenza. Sul piano politico, però, l’inchiesta sta assumendo contorni sempre più delicati per il presidente della Regione Renato Schifani. Non soltanto perché Armao è stato uno dei politici più influenti delle ultime legislature siciliane, ma anche perché fino all’esplosione del caso ricopriva il ruolo di consigliere giuridico del governatore. Dopo la richiesta di arresto, ha lasciato l’incarico alla Regione.
L’allargamento del fascicolo, intanto, rischia di appesantire il bilancio di una legislatura sempre più segnata dal protagonismo delle Procure. E l’iscrizione nel registro degli indagati di Vitrano suggerisce che la storia, almeno sul piano investigativo, sia tutt’altro che arrivata all’ultimo capitolo.

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