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Venerdì 16 Ottobre 2026
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Inchiesta Armao, la Corte dei conti avvia accertamenti sui compensi regionali che percepiva: oltre 100mila euro l'anno

Inchiesta Armao, la Corte dei conti avvia accertamenti sui compensi regionali che percepiva: oltre 100mila euro l'anno

Si allarga il fronte giudiziario che vede coinvolto l'ex vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao. Accanto al fascicolo penale, si aggiunge ora un filone contabile: la Procura regionale della Corte dei conti ha infatti delegato i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria ad acquisire la documentazione amministrativa e contabile direttamente presso gli uffici regionali.

Nel mirino dei magistrati contabili sono finiti gli emolumenti percepiti da Armao a fronte di due ruoli ricoperti in contemporanea, per un ammontare complessivo che superava i 100.000 euro all'anno:

Consulente del Presidente della Regione: incarico dal quale Armao ha rassegnato le dimissioni non appena appresa l'esistenza dell'inchiesta;

Presidente della Commissione Tecnico-Specialistica (CTS): l'organismo regionale deputato a rilasciare le autorizzazioni per gli investimenti nel settore delle energie rinnovabili. Tale mandato è giunto a scadenza lo scorso agosto senza essere rinnovato dall'assessore al Territorio e Ambiente, Giusi Savarino.

Gli approfondimenti della Corte dei Conti procedono parallelamente alle indagini condotte dalla Procura di Palermo e dalla Squadra Mobile, che vedono l'ex esponente di governo iscritto nel registro degli indagati con l'ipotesi di reato di corruzione, reato per il quale la Procura ha sollecitato la misura della custodia cautelare in carcere.

Secondo la tesi investigativa, Armao avrebbe fatto parte di un presunto sistema corruttivo legato al versamento di tangenti. Nel corso dell'interrogatorio di garanzia preventivo, l'indagato ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, pur depositando una memoria difensiva e rilasciando dichiarazioni spontanee per contestare integralmente gli addebiti: le somme finite sotto la lente degli inquirenti, ha sostenuto la difesa, non sarebbero mazzette, bensì spettanze per prestazioni professionali svolte e prestiti personali del tutto leciti.

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