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Venerdì 16 Ottobre 2026
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Insieme a Roma, nemici a Palermo: l’intesa Meloni -De Luca…che conviene a entrambi. Finchè dura

Insieme a Roma, nemici a Palermo: l’intesa Meloni -De Luca…che conviene a entrambi. Finchè dura

Quanto c’è di sensato nell’alleanza tra Cateno De Luca e Fratelli d’Italia? Molto. Anche se superficialmente appare paradossale che proprio lui che punta a occupare la prima poltrona di palazzo d’Orleans, togliendola a un candidato del centrodestra, sia accolto nella coalizione del non gradito Schifani, c’è una logica in tutto questo.

L'intesa tra De Luca e Fratelli d’Italia non è incomprensibile anomalia ma è spregiudicata tattica politica. A uno sguardo poco attento, vedere la sigla di Sud chiama Nord intrecciarsi con il partito di Giorgia Meloni può sembrare un paradosso stridente, soprattutto se si pensa al contesto siciliano, dove De Luca vorrebbe far fuori ( politicamente) Schifani, eppure, scendendo nel dettaglio, la manovra rivela una cinica razionalità che conviene a entrambi gli attori in gioco.

Per il leader messinese, l'accordo parlamentare che ha portato alla nascita della componente dedicata alla Camera — grazie al "prestito" decisivo di due deputati meloniani ad affiancare il solo eletto deluchiano — rappresenta una vera e propria ciambella di salvataggio burocratica e strategica. Questo passaggio consente infatti a De Luca di saltare l'ostacolo faticoso e incerto della raccolta firme per i successivi appuntamenti elettorali, offrendogli contemporaneamente una vetrina nazionale e una patente di interlocutore di governo. Non è più ‘tribuno populista di rottura’ ma politico in grado di sedersi al tavolo con la Presidente del Consiglio. Insomma, è un salto di qualità: espande la propria rete civica oltre i confini dell'isola.

Dal canto suo, Fratelli d’Italia disinnesca una mina vagante. In un territorio complesso come la Sicilia, dove le liste locali e i movimenti territoriali godono di un forte consenso d'opinione e di protesta, avvicinare un "battitore libero" come De Luca impedisce che questi possa saldarsi con l'opposizione o drenare voti preziosi in quell’area.

Certo, in tutto questo rimane una palese ‘schizofrenia geografica’, per cui gli stessi partiti che si stringono la mano nei corridoi di Montecitorio continuano a scambiarsi fendenti nei saloni di Palermo.

Sul piano regionale, infatti, De Luca rivendica la prosecuzione autonoma del suo progetto civico, autonomista e progressista. Il leader ha sintetizzato il chiarimento con la formula: “Finalmente sono uscito dalla fase Barbiere di Siviglia”.

La citazione del Barbiere di Siviglia evocata da De Luca — quel celebre aria del Figaro che "tutti cercano e tutti vogliono" — descrive perfettamente il disincanto con cui si è svolta la trattativa. Nel raccontare di essere stato corteggiato anche da un campo largo incapace di sintetizzare un'offerta politica concreta e attraente, De Luca rivendica di aver scelto semplicemente chi gli ha garantito le migliori condizioni di sopravvivenza e di agibilità per il suo progetto. È la dimostrazione di quanto egli sia pragmatico, capace di sopprimere coerenza ideologica in favore di un puro calcolo d'opportunità. E’ Politica, questa.

Ovvio che non mancano le reazione politiche, di fronte a tanto ardire. Ad esempio, quella del capogruppo al Comune di Messina di Fratelli d’Italia, Libero Giovani, che proprio nella città ‘campo base’ della politica di Cateno De Luca e dove Sud chiama Nord è al governo, mantiene le distanze. Precisa infatti: “ Noi resteremo all’opposizione”.

O ancora c’è chi, con pungente sarcasmo, sottolinea la rocambolesca giravolta dell’istrionico De Luca. E’ il Circolo territoriale “Messina Centro Storico” di Fratelli d’Italia che, su nota stampa manifesta inequivocabile ironia nel “compiacersi” dell’intesa raggiunta con Sud chiama Nord. Si legge infatti:

“Dopo anni di accesa contrapposizione - spesso esacerbata nei toni da parte del leader di ScN - si prende favorevolmente atto del suo “ravvedimento operoso” rispetto innanzitutto alla figura del Presidente Giorgia Meloni e, a cascata, del resto della classe dirigente di Fratelli d’Italia, al punto da aver accettato di buon grado persino l’ipotesi dell’ingresso nel costituendo gruppo parlamentare alla Camera dei Deputati del nostro Commissario regionale on. Luca Sbardella.

È di tutta evidenza, a questo punto, che una volta sotterrata l’ascia di guerra, a beneficiare di una simile virtuosa unione sarà innanzitutto il territorio della provincia di Messina. Ci aspettiamo quindi, vista la proverbiale coerenza di Cateno De Luca, che questo accordo si estenderà prossimamente anche ai livelli regionale e comunale. Attendiamo con fiducia gli esiti del percorso già intrapreso”.

IL RISCHIO

Per una parte dell’elettorato di Cateno, farsi soccorrere dai parlamentari di un partito di governo ha sapore di trasformismo d'altri tempi. Inoltre, man mano che ci si avvicinerà alle prossime elezioni regionali in Sicilia, il nodo della contraddizione verrà al pettine. Dunque sarà difficile continuare a condurre un'opposizione spietata contro Schifani mantenendo contemporaneamente un patto d'acciaio a Roma con i vertici dello stesso partito che sostiene l'attuale governatore. A quel punto, una delle due impalcature dovrà inevitabilmente cedere.

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