Il Nobel alla giudice della Cpi Navy Pillay e la polveriera Medio Oriente
La concessione del Nobel per la pace a Navy Pillay ha riaperto la polemica sul tribunale internazionale voluto dal trattato di Roma del luglio del 1998 e contrastato dalle grandi potenze, tra cui gli USA, non a caso assieme alla Russia e alla Cina.
Va ricordato sul piano pratico il lavoro diplomatico del canadese Philiphe Kirsh che fu determinante per il varo di questa decisione all’interno dell’ONU, ma è bello ricordare che fondamentale è stato il ruolo di Emma Bonino, recentemente scomparsa, la quale in quegli anni era membro della Commissione Europea e si fece interprete del lavoro prezioso che sino ad allora aveva svolto l’Associazione del firmamento radicale “Non c’è pace senza giustizia”.
Per obiettività mi piace anche ricordare che questo incarico alla Bonino era stato voluto da Silvio Berlusconi e fu tra i suoi primi importanti atti di Governo fatti nel 1994 appena vinse le elezioni contro Occhetto, probabilmente una scelta caldeggiata da Giuliano Ferrara che in quel periodo gli fu particolarmente vicino.
La polemica attuale sulla nomina della giudice sud africana è dovuta alla sua qualificazione di genocidio, fatto di recente, sul comportamento degli Israeliani a Gaza dopo la strage terroristica del 7 ottobre compiuta dai palestinesi di Hamas.
Non posso pronunciarmi sul fatto che giuridicamente questo comportamento sia qualificabile o no come genocidio, ma certamente la morte di decine di migliaia di civili sconvolge e non riesco a non aggiungermi a chi pretende una condanna severa per chi ha responsabilità. E solo un tribunale, che nasca dalla pluralità degli Stati e sia sotto i riflettori della pubblica opinione mondiale, può esercitare questo ruolo con spirito di verità.
Ma aggiungo subito di ritenere quella vicenda, a cominciare dalla inumana strage degli ebrei che l’ha innescata, come figlia legittima di un mancato adempimento della risoluzione 181 del 1947 delle Nazioni Unite con la quale si stabiliva la divisione del territorio palestinese in due Stati, uno ebraico e uno arabo.
Nacque solo lo Stato ebraico nel 1948, mai quello palestinese, ma la colpa originariamente fu del mondo arabo che si oppose con forza, ufficialmente per non riconoscere lo Stato ebraico, ma in effetti perché non vi era accordo su questa novità che, come negli anni mi spiegarono diversi esponenti politici delle varie nazioni arabe della zona, modificava precari equilibri tra le varie etnie e predicazioni religiose.
Questa polveriera, che è rimasta aperta in tutti questi decenni, ha creato il mostro del terrorismo che negli anni ha prodotto una giustificazione morale alla violenza e alle stragi, nei fatti cambiando la vita di tutti noi e adesso minaccia di creare un buco nero nel quale potrebbe essere risucchiato non solo il Medio Oriente ma l’intero pianeta.

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