Il centrodestra rilancia il voto diretto nelle ex Province, Germanà ( Lega): “Uno dei gravi errori della sinistra al governo”
Il dibattito sul ritorno all’elezione diretta dei vertici delle ex Province siciliane — oggi Liberi Consorzi e Città Metropolitane — continua a crescere dentro il centrodestra regionale. Dopo il Movimento per l’Autonomia e il sostegno di Forza Italia, anche la Lega si schiera apertamente: il segretario regionale Nino Germanà annuncia che il partito ha già pronto un disegno di legge, firmato dal deputato Vincenzo Figuccia, per ripristinare il voto popolare.
Un tema che non è solo amministrativo: riguarda la qualità della democrazia locale, il funzionamento dei territori e il rapporto tra cittadini e istituzioni.
E riguarda soprattutto ciò che è accaduto prima e dopo la legge Delrio, la riforma che nel 2014 ha cambiato radicalmente il sistema delle Province italiane.
LA DELRIO
Prima della riforma, i cittadini eleggevano direttamente presidenti e consigli provinciali. Le Province avevano competenze chiare ed evidenti: strade, scuole superiori, ambiente, pianificazione territoriale. Erano enti con una loro identità politica e amministrativa.
La Delrio ha trasformato tutto: presidenti e consiglieri non sono più scelti dai cittadini, ma dai sindaci e dai consiglieri comunali. Le competenze sono state ridotte, frammentate, spesso sospese. In Sicilia, il recepimento ha creato Liberi Consorzi e Città Metropolitane, ma senza un vero riassetto funzionale. Il risultato è stato un sistema percepito come lontano dai cittadini, con enti intermedi indeboliti e territori spesso privi di un riferimento amministrativo efficace.
Germanà definisce la riforma "uno dei gravi errori della sinistra al governo" e sostiene che la Sicilia debba tornare a un modello più vicino alle comunità locali, con enti intermedi dotati di poteri reali e responsabilità chiare.
Il senatore messinese parla di un clima favorevole anche tra altre forze politiche del centrodestra e prevede un percorso “agevole” a Sala d’Ercole. La Lega, gli autonomisti e Forza Italia sembrano convergere su un obiettivo comune: restituire ai cittadini il diritto di scegliere i vertici delle ex Province.
Secondo Germanà, la Regione spesso fatica a gestire compiti che potrebbero essere delegati. Per questo, sostiene che gli enti intermedi dovrebbero essere potenziati, non declassati. E aggiunge che "anche le Circoscrizioni delle grandi città dovrebbero essere rese funzionali, con poteri decisionali reali. Così come sono attualmente servono a ben poco".
LE CONSEGUENZE DI UNA CONTRORIFORMA
Ripristinare il voto diretto non sarebbe solo un ritorno al passato. Avrebbe effetti concreti sul funzionamento della macchina amministrativa siciliana e sugli equilibri politici regionali.
La prima conseguenza sarebbe il ritorno della rappresentanza democratica: i cittadini tornerebbero a scegliere presidenti e consigli provinciali, ridando legittimità politica agli enti intermedi. Questo porterebbe maggiore stabilità amministrativa: gli enti uscirebbero dalla logica del “secondo livello”, che negli ultimi anni ha prodotto commissariamenti frequenti, scarsa continuità e incapacità di programmare interventi pluriennali.
Una controriforma potrebbe prevedere anche la riorganizzazione delle competenze: strade provinciali, edilizia scolastica delle scuole superiori, tutela ambientale, pianificazione territoriale. Compiti oggi frammentati tra Regione, Comuni e Liberi Consorzi, con risultati spesso insufficienti.
Un ente eletto direttamente avrebbe maggiore forza politica per ottenere fondi, programmare investimenti e coordinare i Comuni del territorio. La Sicilia, con tre Città Metropolitane e nove Liberi Consorzi, potrebbe recuperare un livello amministrativo oggi quasi paralizzato.
Infine, il ritorno al voto diretto introdurrebbe nuovi centri di potere territoriale e nuovi interlocutori politici. Un cambiamento che potrebbe ridisegnare gli equilibri tra Regione, Comuni e partiti.
Il dibattito sul voto diretto nelle ex Province è dunque una riflessione sul modello istituzionale che la Sicilia vuole darsi: il rapporto tra cittadini e territorio, tra democrazia e amministrazione.
Il centrodestra sembra pronto a riaprire il cantiere. E la discussione, dopo anni di silenzio, torna a occupare spazio nel dibattito regionale, sapendo che una riforma del genere potrebbe segnare un nuovo corso istituzionale per l’isola.

Commenti
Nessun commento ancora. Sii il primo!
Lascia un commento