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Venerdì 16 Ottobre 2026
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Armao al Gip: “Ho amministrato bilanci da 250 miliardi senza anomalie e mi perdo per 20mila euro?” Il pendolo come il materasso

Armao al Gip: “Ho amministrato bilanci da 250 miliardi senza anomalie e mi perdo per 20mila euro?” Il pendolo come il materasso

Se la colpevolezza fosse evidente sui volti dei sospettati di un reato, Gaetano Armao andrebbe salutato con tante scuse dalla Procura di Palermo. Sereno, sorridente, visibilmente sicuro delle proprie ragioni, si è presentato davanti al Gip di Palermo per essere interrogato, senza mostrare la minima traccia di tensione. Un atteggiamento che sorprende, considerando la pesantezza del quadro accusatorio e il rischio concreto della custodia cautelare in carcere.

L'ex consulente del governatore Renato Schifani ed ex presidente della Commissione tecnica specialistica per le energie alternative – accusato dalla Procura di Palermo di aver gestito un sistema di mazzette legato alle autorizzazioni per gli investimenti privati – ha scelto la strada del confronto aperto, dicendosi pronto a chiarire ogni singolo punto dell'inchiesta.

Prima ancora di entrare nel merito delle contestazioni, Armao ha tenuto a mantenere un clima di assoluto rispetto verso le istituzioni e la stampa. Ai cronisti presenti ha ricordato come la ricostruzione emersa finora rappresenti unicamente la tesi della Procura, sottolineando che l'interrogatorio preventivo serva proprio a dare voce alle ragioni della difesa. Nessun astio nemmeno verso gli inquirenti o il giudice: da uomo pubblico, ha spiegato, ritiene doveroso che la magistratura compia i propri accertamenti, mostrandosi convinto che dal confronto incrociato emergerà la sua totale estraneità ai fatti.

Ha anche stemperato con ironia le cinque precedenti vicende giudiziarie che lo hanno visto coinvolto in passato. Tra inchieste per bancarotta, abuso d'ufficio, evasione fiscale, termovalorizzatori e uso dell'auto blu, il legale ha rivendicato con una battuta di essere sull'ipotetico punteggio di "cinque a zero", dal momento che tutti i procedimenti si sono conclusi con archiviazioni o assoluzioni.

Entrando nel vivo dell'interrogatorio e delle sue dichiarazioni spontanee, Armao ha affrontato uno per uno i dettagli più controversi dell'indagine. Estraendo un'agendina dalla tasca della giacca, ha mostrato gli appunti che tracciano i flussi di denaro scambiati con l'avvocato Matta.

Tra loro due, ha spiegato, vi è una profonda e pluriennale amicizia oltre a una consolidata collaborazione professionale: quelle somme non sarebbero altro che acconti e saldi regolarmente fatturati per cause seguite insieme. Quanto alle modalità di consegna – avvenute talvolta in auto o inserendo le banconote nelle tasche del cappotto – l'indagato le ha liquidate come gesti informali e del tutto naturali tra colleghi legati da frequenza quotidiana, privi di qualsiasi intenzione illecita o di segretezza.

Anche sull'episodio diventato il simbolo visivo dell'inchiesta – i 20mila euro trovati all'interno di un vecchio orologio a pendolo – Armao ha fornito una spiegazione lineare. Ha dichiarato che quel mobile di famiglia era un semplice ripostiglio d'uso domestico per i risparmi di casa. In pratica, c’è chi i soldi li mette in banca, chi sotto il materasso, gli Armao li custodiscono nell’orologio a pendolo.

E a riprova del fatto che non vi fosse nulla da nascondere, ha ricordato che quei soldi lì erano e lì sono rimasti anche quando ha chiamato gli operai per spostare l'orologio e pulire il tappeto sottostante.

Infine, l'ex consulente regionale ha voluto ridimensionare la portata economica delle cifre contestate rispetto al suo profilo professionale.

Insomma - ha detto in sintesi- ma credete davvero che uno che ha amministrato in carriera bilanci pubblici da 250 miliardi senza mai un'anomalia, un professionista con un fatturato come il mio, si sputtana per 20mila euro?"

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