“Esagerato” Trump: vuole intitolato un oceano a suo nome. L’avesse chiesto ogni presidente non bastavano i mari del creato
Ci sono battaglie che un Presidente degli Stati Uniti deve combattere per lasciare il segno nella Storia. Poi ci sono battaglie geografiche che rischiano, molto più banalmente, di scontrarsi con la cartografia elementare.
Donald Trump, nel corso dell'ultimo comizio a Clarksville, Tennessee, ha rilanciato una delle sue ambizioni più… ‘esagerate’: battezzare un oceano intero a suo nome. O mal che vada chiamarlo "Oceano d'America".
Pacifico o Atlantico, poco importa: "Dovremmo prendercelo prima della fine del mandato", ha dichiarato con il consueto sorriso di chi sta valutando un acquisto immobiliare su scala planetaria. In subordine, si accontenterebbe di un fiume (esclusi l'Hudson e il Mississippi, benevolmente risparmiati per rispetto alla nostalgia di casa).
Ora, che il tycoon sia l'uomo al comando della nazione più potente del pianeta è un dato di fatto. Ma se proviamo a fare due calcoli algebrici da scuola elementare, la megalomania geografica si scontra subito con un problema di base: i mari del creato sono tragicamente pochi rispetto all'affollamento della Casa Bianca.
Fino a oggi gli Stati Uniti hanno avuto 45 presidenti (con Trump che conta doppio nella numerazione ufficiale). Se ciascuno tra loro avesse reclamato in passato il proprio specchio d'acqua personale in virtù del ‘rango imperiale’, la Terra avrebbe esaurirto la superficie liquida intorno al mandato di Abraham Lincoln.
L'Oceano Atlantico? Già occupato. Il Pacifico? Intitolato a qualcun altro. L'Indiano, l'Artico e l'Antartico? Già lottizzati. Agli ultimi arrivati non resterebbero che la Laguna Veneta, il Lago Trasimeno o una pozzanghera particolarmente capiente nel Midwest.
L'elenco delle mire cartografiche del Presidente, d'altronde, mostra una incontinenza di ambizione preoccupante. Prima c'è stato il Canada, che doveva diventare il 51° Stato americano (scatenando il panico tra i produttori di sciroppo d'acero); poi la Groenlandia, rivendicata per "sicurezza nazionale", dove alla fine l'accordo si è chiuso con due basi militari. Passando per lo Stretto di Hormuz ribattezzato "Stretto di Trump", fino alla recente e brillante idea di rinominare lo Stato del New Mexico in "New America", giusto per cancellare qualsiasi riferimento ai vicini del sud.
Ma il nodo resta l'oceano. L'idrografia mondiale è un bene finito e la concorrenza è spietata. Se domani un successore volesse superare il primato trumpiano, a cosa dovrebbe puntare? Alla Via Lattea? All'atmosfera respirabile?
Nel frattempo, i cartografi di tutto il mondo sono avvisati: prima di stampare il prossimo mappamondo, è meglio aspettare la fine del mandato. O almeno sperare che il Presidente si accontenti di un ruscello.

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