Stabilicum o Melonellum, ormai la riforma elettorale è legge. E i partiti affilano le armi
Melonellum, per l’opposizione che vede un abito sartoriale su misura per la maggioranza attuale; Stabilicum per il Governo, così volendo dare il significato di legge elettorale che garantisce stabilità.
All’indomani dell’approvazione gli uni e gli altri fanno i conti con le nuove norme che regoleranno le prossime Politiche.
In entrambi gli schieramenti il clima è agitato: dal ‘campo largo’ che la giudica una ‘legge truffa’ annunciano ricorsi a tutto spiano, nei tribunali e alla Corte costituzionale nel tentativo di bloccarla prima che si arrivi al voto; dalle parti della maggioranza, proprio per questo,sarebbero tentati di anticipare la fine della legislatura che, a scadenza naturale, dovrebbe concludersi a settembre prossimo.
Di chiudere prima non ne vogliono sentire Forza Italia e Lega, e la stessa premier per non aggiungere altri motivi di tensione, ha più volte detto di ritenere ‘surreale’ il dibattito in merito, dunque si dovrebbe andare alle urne al compimento del previsto quinquennio. Parla di stabilità ritrovata e fine dei governi balneari o nati nelle stanze d'albergo. Con il premio al 42% e l’indicazione del candidato premier,l’obiettivo politico di Palazzo Chigi è stato raggiunto: chi vince può decidere da solo. Un premierato di fatto, come ha detto ieri il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari.
Parallelamente, all'opposizione si grida al "blitz democratico": Elly Schlein e Giuseppe Conte attaccano la morsa dei capilista bloccati, che garantiscono la rielezione ai fedelissimi scelti dai segretari di partito, e il vincolo delle firme per i nuovi simboli, pensate per blindare i partiti esistenti e penalizzare nuove formazioni.
E sull’incostituzionalità sono al lavoro i giuristi: il vulnus più insidioso riguarda l'articolo 57 della Costituzione: "Il Senato è eletto a base regionale". La nuova legge prevede invece un premio di maggioranza su scala nazionale scattato al superamento della soglia del 42%. Diversi docenti di diritto costituzionale notano come ribaltare un premio unico nazionale su un organo da eleggere su base strettamente regionale ricalchi in pieno le criticità già sanzionate dalla Consulta sul Porcellum.
I sondaggi danno un testa a testa tra i due schieramenti, quindi quella soglia del 42% per ottenere il premio di maggioranza, implica di non perdere un solo punto e, nella maggioranza, questo rischio è legato alla variabile Vannacci. Sdine: se il suo ‘Futuro Nazionale’ dovesse correre da solo drenando quel 3-4% a destra, la coalizione rischierebbe di fermarsi al 39-40%, vedendo sfumare il premio di maggioranza.
"Senza di noi il centrodestra non vince", va ripetendo l’ex generale nei corridoi. Sarebbe al lavoro la diplomazia per accorciare le distanze e magari garantire a FN posti blindati nei listini del proporzionale per evitare il disastro delle urne, a patto di rientrare nel perimetro della coalizione.
Tra malumori di FI e Lega che non vogliono fare la fine dei vasi di coccio, a vantaggio di FdI.
Se l'intenzione del governo era dividere gli avversari, l'esito del voto conduce in direzione opposta. La necessità di raggiungere il 42% impone le alleanze o si regala la maggioranza assoluta agli avversari. Risultato: il Campo Largo o Larghissimo diventa puro istinto di sopravvivenza, quindi di superare l’attuale stupida querelle sulle primarie che sta soltanto logorando i rapporti e disperdendo parte dell’elettorato stanco di assistere all’inutile teatrino .
In questo scenario, le forze centriste divise tra Matteo Renzi e Carlo Calenda devono trovare un’intesa per non rischiare di rimanere sotto soglia del 3% . Dalle parti di Azione, tuttavia, si registra ancora il timore di rimanere schiacciati dalla polarizzazione tra Meloni e il ticket Schlein-Conte spingendo ad accettare il rischio della soglia del 3%.
Mentre la politica fa i suoi calcoli, giuristi e costituzionalisti hanno prodotto i testi per preparare i ricorsi alla Corte Costituzionale.
Non c'è solo il problema della territorialità del voto per Palazzo Madama, resta l'impatto del premio su un Parlamento ridotto a 400 seggi: regalare 70 deputati extra a chi sfonda il 42% potrebbe spezzare l'eguaglianza del voto.
Un altro potenziale vulnus riguarda la modalità di raccolta firme per i partiti non rappresentati, aumenta da 1.500 a 6.000 sottoscrizioni per collegio. Diversi docenti di diritto pubblico hanno già firmato una bozza d'appello rivolta al Quirinale, sostenendo che l'innalzamento improvviso del numero di sottoscrizioni violi il principio di democraticità e pari accesso alla competizione elettorale.
Negli uffici del centrosinistra e dei Comitati civici la macchina dei ricorsi è già partita con l’obiettivo di depositare istanze pilota in una trentina di tribunali civili nei 15 giorni successivi alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Gli avvocati puntano al cuore del sistema: spingere i giudici ordinari a sollevare la questione di legittimità dinanzi alla Consulta per ottenere una pronuncia prima dell'apertura formale dei seggi.

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