Messina, il risanamento nella fase più delicata: Basile lancia “Messina Rigenera”, per riempire i vuoti urbani con qualità
Due giorni fa abbiamo raccontato come il grande cantiere del risanamento rischi di rallentare per mancanza di risorse: dei 100 milioni della legge speciale Carfagna ne restano appena cinque, e senza un nuovo rifinanziamento il percorso di demolizioni, bonifiche e ricollocazioni potrebbe subire un brusco stop.
In questo contesto, il sindaco Federico Basile ha pubblicato un post che segna un cambio di passo politico e amministrativo: "il risanamento, dice, non può limitarsi a “buttare giù le baracche”. Serve decidere che cosa diventeranno quelle aree e come inserirle nella visione della Messina del futuro".
Nasce “Messina Rigenera”
La giunta ha approvato un atto di indirizzo rivolto ad A.Ris.Mè, la società che gestisce il risanamento, per avviare un percorso di rigenerazione urbana partecipata. Non si stabiliscono oggi le opere da realizzare: si definisce il metodo per arrivarci. E lo si fa con tre pilastri, indicati da Basile:
- il Comune detta la visione complessiva e coordina la programmazione;
- A.Ris.Mè diventa il fulcro operativo: raccoglie dati, conosce le aree, mette insieme i dipartimenti;
- I cittadini entrano nel processo decisionale: circoscrizioni, residenti, università, associazioni, ordini professionali, istituzioni.
La rigenerazione, insiste il sindaco, non sarà calata dall’alto. Ogni area dovrà essere letta per ciò che è e per ciò che serve alle comunità che la vivono: parchi, piazze, servizi, mobilità, cultura, sport, verde. Non un modello unico, ma soluzioni su misura.
Il risanamento libera gli spazi. La rigenerazione deve riempirli.
Il messaggio politico è chiaro: demolire è solo il primo tempo. Il secondo — quello che decide il futuro della città — è la rigenerazione.
E qui si apre il nodo più delicato: senza fondi, la rigenerazione rischia di restare un titolo.
Come abbiamo raccontato, il presidente della Regione, Renato Schifani, commissario per il risanamento, ha già chiesto al Governo nazionale un nuovo stanziamento da circa 100 milioni.
Il dialogo con Roma è aperto, ma finché le risorse non arrivano, il percorso resta appeso.
A Messina, le zone che stanno uscendo dalla stagione delle baracche sono spesso collocate in punti strategici della città: vicine ai servizi, ai collegamenti, ai quartieri consolidati. Sono spazi che possono diventare parchi urbani, poli culturali, aree sportive, servizi di quartiere, oppure rischiano di trasformarsi in vuoti urbani se la rigenerazione non parte.
“Messina Rigenera” prova a evitare questo rischio, introducendo un metodo partecipato che, nelle intenzioni, dovrebbe impedire scelte improvvisate o calate dall’alto.
Si entra dunque in una fase decisiva per il risanamento, che presuppone che visione e soldi debbano camminare insieme, e il post di Basile arriva nel momento più delicato del risanamento, quella in cui le demolizioni procedono, ma le risorse stanno finendo; la città libera spazi, ma non ha ancora deciso come riempirli.
A.Ris.Mè ha un ruolo centrale, ma servono fondi e progettazione.

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