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Venerdì 16 Ottobre 2026
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Meloni in modo netto pro Ucraina e in difesa dell’Europa dall’imperialismo sovietico, critica Trump e irrita Mosca

Meloni in modo netto pro Ucraina e in difesa dell’Europa dall’imperialismo sovietico, critica Trump e irrita Mosca

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in mattinata al Senato e nel pomeriggio alla Camera, ha reso le sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo di oggi e domani e ha affrontato le principali questioni all’ordine del giorno, a cominciare dalla guerra russa in Ucraina. Occasioni per scontri dialettici molto forti con l’opposizione.

Sulla Russia: "Putin provoca l'Europa perché deve distogliere l'attenzione sull'andamento del conflitto e cerca un nuovo nemico, e quel nemico potrebbe essere l'Europa. Noi dobbiamo stare in allerta, monitorare, fare tutto quello che stiamo facendo, però io non posso dare a Putin questo vantaggio, dobbiamo dimostrare sangue freddo" ha detto la premier, per poi aggiungere:

“L’intesa su gasolio russo annunciata da Trump è una scelta che considero molto rischiosa". "Chiaramente tutti comprendiamo, e condividiamo, l’esigenza di contenere i prezzi dell’energia che pesano su famiglie e imprese, anche in Italia. Ma dobbiamo essere consapevoli che l’impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina. Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari". "Una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria: sono elementi che non possiamo ignorare, e che contraddicono quanto finora fatto dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative".

E ancora: "La posizione dell'Italia non cambia: sostegno a Kiev e pressing nei confronti di Mosca". "Se l’Ucraina smettesse domani di difendersi, come in molti auspicano o propongono, noi non avremmo la pace - sottolinea la premier - Noi discuteremmo dell’occupazione di una Nazione europea, e del ritorno dell’imperialismo di stampo sovietico che l’Europa ha conosciuto per mezzo secolo. Personalmente non rimpiango quegli anni, non rimpiango i carri armati russi che repressero le rivolte di Praga e Budapest, non rimpiango il Muro di Berlino. E nessuno mi convincerà del fatto che la resa di chi difende la propria libertà possa chiamarsi pace. La pace che vogliamo, e che lavoriamo per costruire, anche pagando un prezzo in termini di consenso, è una pace giusta, perché solo una pace giusta può durare, solo una pace giusta mette al sicuro l’Europa e i nostri interessi".

Riguardo ai negoziati, "se Francia, Germania e Gran Bretagna, nel famoso formato E3, ritengono di poter fare da sole meglio di quanto potremmo fare tutti insieme, e finora è questa la scelta che hanno fatto, allora almeno lo facciano a nome di tutti e con un mandato ufficiale dato da tutti", chiede la premier. "Perché sarò onesta: considero secondario il tema di chi siede a quale tavolo. Mi interessa a nome di chi si siede al tavolo, e per dire cosa. Mi interessa che l’Europa non vada in ordine sparso, non offra il fianco a chi ha interesse ad alimentare le divisioni e parli con una voce sola. Perché un’Europa che si divide sui formati offre un’immagine di sé infantile, ed è l’unico vero regalo che possiamo fare a Mosca. E di regali a Mosca, di questi tempi, ne sono già stati fatti abbastanza", ha detto la presidente del Consiglio.

Volodymyr Zelensky ha espresso gratitudine su X "per il sostegno e per una posizione chiara, inequivocabile e basata sui principi". "Grazie per aver compreso chi è l'aggressore e cosa significhi costruire una pace dignitosa e duratura - ha aggiunto - Ciò è possibile solo attraverso la forza e gli sforzi congiunti a tutela della nostra sicurezza".

Stoccata invece da Mosca: “Prima di tutto non sono affari suoi. Secondo, tornare alla frase uno” afferma la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, commentando con l'Ansa le parole di Giorgia Meloni sull’intesa relativa al gasolio russo annunciata dal presidente Usa.

Applausi dal sen. Calenda, mentre i vannacciani attaccano la premier. Ma la vera spina nel fianco di Meloni è il vicepremier Salvini, che ieri ha preferito partecipare al vertice dei “Patrioti" a Bruxelles da dove contraddice la linea del governo sull'Ucraina: “Non possiamo sostenere Kiev all'infinito, a fine guerra servirà comprare il gas dove costa meno” - cioè dalla Russia.

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