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Venerdì 16 Ottobre 2026
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Fibrillazione atriale: aspettare troppo prima dell’ablazione può aumentare le recidive

Fibrillazione atriale: aspettare troppo prima dell’ablazione può aumentare le recidive

Simone Gulletta

Un nuovo studio pubblicato su JAMA Network Open ha analizzato circa 3.700 pazienti sottoposti per la prima volta ad ablazione con radiofrequenza per fibrillazione atriale. L’obiettivo era capire se il tempo trascorso dalla diagnosi alla procedura potesse influenzare i risultati.

I dati mostrano un’associazione interessante: più lunga è l’attesa, maggiore sembra essere il rischio che la fibrillazione atriale ritorni dopo l’ablazione.

A un anno dalla procedura, la recidiva è stata del 12,3% nei pazienti trattati entro un anno dalla diagnosi. La percentuale è salita al 16,4% in chi aveva atteso da 1 a 4 anni e al 21,8% nei pazienti sottoposti ad ablazione dopo almeno 5 anni.

Il motivo potrebbe essere legato alla progressiva evoluzione della malattia. Nel tempo, infatti, la fibrillazione atriale può determinare modificazioni elettriche e strutturali degli atri, favorendo il mantenimento dell’aritmia e rendendo più difficile ottenere un risultato duraturo.

Attenzione, però: si tratta di uno studio osservazionale e non dimostra che tutti i pazienti debbano essere sottoposti immediatamente ad ablazione. La scelta deve essere individualizzata in base ai sintomi, al tipo di fibrillazione atriale, all’età, alle condizioni del cuore e alla presenza di altre malattie.

Il messaggio principale è comunque importante: nella fibrillazione atriale, il tempo potrebbe avere un ruolo. Per alcuni pazienti, valutare precocemente l’opzione ablativa potrebbe contribuire a evitare che la malattia progredisca verso forme più difficili da trattare.

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