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Venerdì 16 Ottobre 2026
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Equilibrismo azzurro: Tajani incontra a Roma i due ‘separati in casa’, Schifani e Minardo. Uno lo fa botte, un altro cerchio

Equilibrismo azzurro: Tajani incontra a Roma i due ‘separati in casa’, Schifani e Minardo. Uno lo fa botte, un altro cerchio

Equilibrismo politico o, per dirla in modo più popolare, la classica e collaudata arte del tenere il piede in due scarpe. È questa la chiave di lettura per decifrare l’asse Roma-Palermo e, nello specifico, il doppio e separato vertice che il segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, ha accordato ai due pesi massimi del partito nell’Isola: il governatore Renato Schifani e il commissario regionale azzurro Nino Minardo. Due figure che, in questa fase, si ritrovano ‘separati in casa’. Incompatibili al punto tale da spingere il segretario azzurro a riceverli rigorosamente uno alla volta, nelle stanze della Farnesina.

Dall'esito di questi colloqui emerge una tregua apparente nella crisi che sta agitando Forza Italia sul futuro della guida della Regione Siciliana. L'incontro tra Tajani e Schifani ha scongiurato nell'immediato il rischio di uno strappo traumatico - allontanando lo spettro di dimissioni fulminee, minacciate da Schifani, e del voto anticipato - ma non ha posto alcuna parola definitiva sull'eventuale bis del presidente uscente a Palazzo d'Orleans.

Schifani, arrivato a Roma con l'intenzione di far valere il peso del proprio ruolo, ha preteso che Minardo non fosse presente alla conversazione, irremovibile dopo le recenti dichiarazioni del commissario sulla necessità di un radicale avvicendamento nei ranghi della politica regionale.

Al termine del colloquio, la nota diramata da Tajani ha rispolverato lo stile diplomatico e felpato della Prima Repubblica: fiducia rinnovata, apprezzamento per il lavoro svolto dal governatore - con particolare enfasi sul risanamento dei conti pubblici - e l'invito a proseguire con decisione nell'attuazione del programma di governo. Tra le righe, il messaggio di Roma è chiaro: Forza Italia non intende spalancare le porte a un ritorno anticipato alle urne, scenario che si concretizzerebbe nel giro di pochissimi mesi qualora Schifani desse seguito alle sue minacce di dimissioni.

Tajani, in verità, non ha chiesto un passo indietro, ma ha accuratamente evitato di blindare il futuro del presidente, tacendo sulla sua ricandidatura ed evidenziando come la questione rimanga congelata in attesa di successivi passaggi politici.

La vera ambiguità politica si consuma però nel secondo tempo della giornata, quando Tajani riceve Nino Minardo. Se a Schifani il segretario garantisce la continuità dell'azione amministrativa, al commissario siciliano chiede esplicitamente di proseguire nell'opera di rinnovamento già intrapresa. Un mandato che passa per la costruzione di liste competitive per i prossimi appuntamenti elettorali, aperte alla società civile e a volti nuovi, con l'obiettivo di confermare il primato degli azzurri nell'Isola.

Ma come? Al primo dice “Bene, bravo, hai fatto un buon lavoro”;e al secondo dice: “ Avanti così, con l’opera di rinnovamento”? E si parla di due obiettivi assolutamente opposti.

La verità è che è un corto circuito controllato, calibrato, perchè lascia entrambi i siciliani soddisfatti del vertice romano: con Schifani che sicuro non molla adesso e un altro anno di governo lo assicura; e Minardo che è uscito dal colloquio romano tutt'altro che placato nella sua agognata rivoluzione forzista, certo che quello di Tajani sia stato uno sprone a proseguire nel solco del cambiamento.

In pratica. oggi alla Farnesina, uno è stato cerchio e uno è stato botte. Mentre Tajani, abile battitore, da un lato rassicura, dall’altro lascia aperto il cantiere per la futura leadership.

Intanto, mentre a Roma si consuma questo raffinato esercizio di diplomazia tattica, la pressione esterna su Palazzo d'Orleans aumenta vertiginosamente. Negli stessi minuti dei vertici romani, le opposizioni di centrosinistra si sono radunate in piazza a Palermo per sollecitare le dimissioni del presidente, incalzato dalle vicende giudiziarie che stanno scuotendo la maggioranza.

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