Energia, Ucraina, competitività nell’agenda del Consiglio europeo
Due giorni di Consiglio Europeo dall'agenda molto "fitta" in corso fino ad oggi a Bruxelles, un summit da cui tuttavia non ci si aspettano decisioni sui temi all’ordine del giorno, molti e complicati. Il caro energia potrebbe prevalere sugli altri, ma sul tavolo ci sono anche la competitività e le guerre in Ucraina e in Medio Oriente.
Il primo punto ieri è stato la competitività; si è quindi parlato dei prezzi dell'energia e, durante il pranzo, la questione degli squilibri macroeconomici globali, cioè in particolare i rapporti con la Cina, sulla scia della missione a Pechino del commissario al Commercio Maros Sefcovic. Nel pomeriggio, il Quadro finanziario pluriennale (Qfp o Mff 2028-34),e a cena, in programma una discussione "strategica" sull'allargamento dell'Unione e sulle riforme che deve fare al suo interno per accogliere nuovi membri.
La premier Giorgia Meloni, prima dell'inizio dei lavori, ha ospitatoi una riunione degli Amici della Coesione; oggi prima dell'inizio del Consiglio, ospiterà assieme a Danimarca e Olanda, un incontro informale sulle soluzioni “innovative” per l'immigrazione, tra cui gli hub per i rimpatri in Paesi terzi, modello sul quale l'Italia si è mossa in autonomia, con i centri in Albania. Non partecipa la Francia, che non potrà mai averli per ragioni costituzionali.
Oggi al centro, la guerra in Ucraina: i leader ascolteranno il presidente Volodymyr Zelensky sugli ultimi sviluppi. Seguiranno i temi della difesa e della sicurezza, mentre si intensificano gli attacchi ibridi di probabile o certa matrice russa, e del Medio Oriente. Ultimo tema, le migrazioni. Al termine della riunione la conferenza stampa conclusiva con i presidenti Antonio Costa e Ursula von der Leyen.
Sul problema dei prezzi dell'energia, il dibattito dovrebbe essere concentrato soprattutto sulle "misure a breve termine". Von der Leyen ha proposto alcuni interventi, come il rinvio di alcune disposizioni del regolamento sul metano e la revisione del quadro temporaneo sugli aiuti di Stato. Si prevede che i leader chiederanno "ulteriori misure”.
Una fonte diplomatica europea spiega che nel suo Paese "siamo un po', per dirla con parole gentili, frustrati dall'assenza di qualsiasi progresso" sul caro energia. "Abbiamo la sensazione che non importi a nessuno, per essere franchi: nessuno produce idee", aggiunge, ricordando che per la crisi dell'auto la Commissione di Ursula von der Leyen si era mossa. "Non abbiamo l'impressione che si stia facendo molto", dice. Sullo sfondo resta l'elefante nella stanza: il problema, irrisolto, del meccanismo della formazione del prezzo dell'elettricità nell'Ue, basato sul prezzo marginale, spesso del gas, che causa non poche storture e che già Mario Draghi da premier aveva sollevato a più riprese a livello europeo.

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