Cateno De Luca assolto dalla diffamazione contro l’ex Pg Barbaro, che commenta: “Ho agito a tutela mia e della magistratura”
Si chiude un capitolo giudiziario di rilievo che vede coinvolti il leader di Sud Chiama Nord, Cateno De Luca, e l'ex procuratore generale di Messina, Vincenzo Barbaro. La vicenda trae origine dai contenuti del libro “La lupara giudiziaria”, scritto da De Luca a seguito del suo arresto nell'ambito dell'inchiesta nota come il “Sacco di Fiumedinisi”. In seguito a tali affermazioni, il magistrato aveva presentato una querela per diffamazione.
La Corte d'Appello di Reggio Calabria ha pronunciato una sentenza di assoluzione perché "il fatto non sussiste" nei confronti di Cateno De Luca. La decisione dei giudici reggini giunge in seguito alla pronuncia della Corte di Cassazione che, nello scorso mese di marzo, aveva annullato con rinvio a una diversa sezione della Corte d'Appello la precedente condanna inflitta a De Luca.
Il difensore di Cateno De Luca, l'avvocato Carlo Taormina, ha espresso piena soddisfazione per l'esito del giudizio penale, dichiarando: “ La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha chiuso il cerchio su questa annosa e scandalosa vicenda e ha sancito l’assoluzione dell’on. De Luca perché tutti i fatti oggetto di querela non sussistono”.
La replica di Barbaro
Di avviso opposto è l'ex magistrato, il quale ha così commentato attraverso una nota ufficiale: “È doveroso precisare che la Corte di Appello di Reggio Calabria si è ben guardata dal formulare un giudizio su comportamenti di alcun genere del sottoscritto”.
Il magistrato ha inoltre aggiunto che, sebbene i giudici abbiano interpretato alcune espressioni dell'imputato come uno sfogo rientrante nel diritto di critica basato su una percezione soggettiva, per le imputazioni più gravi — definite dalla stessa Corte come offese gratuite e inaccettabili — i giudici avrebbero ritenuto che De Luca non si riferisse specificamente alla sua persona.
Barbaro ha concluso ribadendo la propria posizione: “Prendo atto della ritenuta non riferibilità delle offese alla mia persona, anche se non ci credo. Da ultimo sento il bisogno di ribadire, oltre alla correttezza del mio operato, che ho agito anche in questa vicenda giudiziaria non solo per tutelare la mia onorabilità ma anche in difesa della magistratura. Sono orgoglioso di come ho fatto il magistrato per più di 40 anni”.

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