Messina. Toh, i massoni si denunciano tra loro: esposto in Procura di un notaio. “Epurazioni, vendette e rischi di infiltrazioni mafiose”
La massoneria messinese torna al centro della cronaca giudiziaria. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta del Sud, il notaio Silverio Magno, figura di rilievo nazionale all’interno del Grande Oriente d’Italia (GOI), ha presentato una dettagliata denuncia in Procura, denunciando un clima di “epurazioni”, “persecuzioni interne” e presunte irregolarità all’interno della loggia.
L’esposto, depositato insieme a un altro “fratello”, scuote non solo le logge di Messina, ma anche gli equilibri della massoneria siciliana e nazionale.
Nella querela, Magno sostiene di essere stato espulso dal GOI dopo aver segnalato — anche pubblicamente — il rischio di infiltrazioni mafiose nella massoneria italiana.
Secondo la ricostruzione riportata dalla Gazzetta del Sud, il notaio parla di stalking, diffamazione, violazione della corrispondenza, pressioni interne e vendette disciplinari.
Magno, già candidato a ruoli apicali nel GOI, sostiene di essere stato “punito” per aver sollevato questioni delicate e per aver contestato la gestione dell’attuale governance.
Uno degli aspetti più sorprendenti della vicenda è la pubblicità della denuncia. Storicamente, la massoneria ha sempre coltivato un’immagine di riservatezza, se non di vera e propria segretezza. Vedere un membro di alto profilo rivolgersi alla magistratura con accuse così gravi rappresenta un paradosso rispetto alla tradizione delle logge, abituate a risolvere le controversie all’interno dei propri rituali e organi disciplinari.
La scelta di Magno rompe dunque un tabù antico e apre una crepa in un mondo che, per definizione, ha sempre preferito restare lontano dai riflettori.
La sua denuncia descrive un quadro di tensioni crescenti all’interno delle logge messinesi, con contrasti che - a detta dei firmatari - sarebbero sfociati in veri e propri atti persecutori.
La vicenda non riguarda solo dinamiche interne, perché le accuse di Magno toccano temi sensibili come la trasparenza delle procedure disciplinari, la gestione delle logge, il rischio di condizionamenti esterni, ma soprattutto la tutela dei membri che denunciano irregolarità.
La Gazzetta del Sud sottolinea che la vicenda non si limita alla realtà messinese: il caso Magno si inserisce in una stagione particolarmente turbolenta per il GOI, segnata da ricorsi interni, contestazioni sulle elezioni del Gran Maestro, fratture tra diverse correnti della fratellanza.
Il fatto che un notaio di lungo corso, con ruoli di primo piano nella massoneria, abbia deciso di rivolgersi alla magistratura rappresenta un segnale di rottura senza precedenti.
La Procura di Messina dovrà ora valutare la fondatezza delle accuse e verificare se emergano profili di rilevanza penale.
Ma intanto l’esposto potrebbe aprire un fronte giudiziario delicato, capace di far emergere dinamiche interne finora rimaste nell’ombra. La massoneria messinese, già attraversata da tensioni negli ultimi anni, si trova ora di fronte a un caso che rischia di avere ripercussioni ben oltre i confini cittadini e segnare uno dei momenti più critici nella storia recente delle logge siciliane.

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