Messina. “E lo chiamano amore” una tre giorni dedicata alla violenza
di Letizia Bucalo Vita
“...E lo chiamano amore” un evento al quale ha partecipato un pubblico interessato, coinvolto ed affascinato dal carisma e dalla preparazione dei relatori ed organizzatori che hanno accolto i partecipanti in una sede che è già terapia: quella dell’Associazione Avant Garde, sita a Provinciale - Messina - e presieduta dalla psicologa e musicista Rosalba Lazzarotto.
Lazzarotto ha creduto sin da subito nel progetto nato dalla mente sensibile ed attenta dell’avvocato Paola Magaudda: “Questo modulo permetterà alle persone di approfondire se stessi. Prendere coscienza della violenza subita. Conoscere quali sono gli strumenti di tutela giuridica esistenti e, successivamente, superare la violenza subita con il supporto della musica e della bellezza”.
“Perché la musica è cura e la bellezza educa” - ha aggiunto Rosalba Lazzarotto - portiamo dentro di noi la possibilità di soffrire ma anche di gioire. Possiamo emozionarci in tante maniere e la musica può avere un effetto terapeutico risuonando dentro di noi. Perché è immediata, istintiva, naturale. È quasi impossibile non reagire alla musica. Ed emozionarci ci fa bene”.
L’idea della tra giorni ha anche il volto di Daniela Orlando, scrittrice attenta che ha organizzato il primo dei tre moduli. Coinvolgendo i partecipanti con la scrittura antropologica e sostenendo, in chi ha avuto modo di seguirla, la capacità di ognuno di prendere coscienza della violenza subita.
A chiudere invece l’esperienza l’intervento del professor Francesco Mento, fotografo e docente di fotografia all’accademia delle belle arti di Reggio Calabria: “Quando nel 1987 il più grande poeta russo del novecento, Joseph Brodsky, vinse il premio Nobel, nel suo discorso di ringraziamento disse una frase che definirei storica. Un frase che in quel periodo tutti lasciarono correre ma che poi nel tempo cominciò a lievitare nelle nostre menti. Disse che “l’estetica è madre dell’etica”. Ecco la soluzione. Ecco perché io fotografo, perché facciamo arte. Brodsky dice provocatoriamente che se abbiamo problemi di etica questi potranno essere corretti dall’estetica. Perché la bellezza educa”.
Daniela Orlando, Paola Magaudda, Rosalba Lazzarotto e Francesco Mento hanno davvero contribuito alla realizzazione di un progetto unico nel suo genere. Si parla sempre troppo poco di violenza, quella passiva le cui vittime, ad esempio, potrebbero trovarsi tra i più giovani. Ecco perché alcuni docenti di istituti superiori hanno mostrato grande interesse per i tre moduli proposti in questi giorni all’Avant Garde e l’intenzione è quella di poter portare il progetto nelle scuole.
“Ma non solo - chiarisce l’avvocato Magaudda - potrebbe essere più che utile proporre questa esperienza nelle comunità di recupero, nei centri antiviolenza, in carcere”.
Le violenze subite condizionano le vite di chi le subisce. Questo progetto, in modo non invasivo, con sensibilità e delicatezza, con contenuti di approfondimento che arricchiscono mente ed anima, potrebbe davvero fare la differenza.
E per comprendere quelli che possono essere gli effetti terapeutici della musica, a rappresentare il cambiamento positivo generato dal vibrare delle note, vi è stata la voce di Vincenzo Guerrazzi. Il ragazzo, poco più che ventenne, è non vedente. Ha suonato e cantato un pezzo di Luca Barbarossa, toccando le ferite di chi ha avuto la fortuna di ascoltarlo.

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