La fata matematica, Valeria Patera racconta il passato che anticipa il futuro
di Giampiero Cicciò
Una serata a teatro è sempre un'esperienza non calcolabile né prevedibile e quella passata dal pubblico il 13 ottobre nella sala A della sede Rai di via Asiago, è stata davvero appassionante grazie a uno spettacolo scritto e diretto da Valeria Patera con protagonisti Galatea Ranzi e Gianluigi Fogacci.
La sorpresa sta nel tema e nella sede: siamo in uno studio gremito e Rossella Panarese di "Radio3 Scienza" con Laura Palmieri de "I teatri di Radio3" aprono la serata trasmessa in diretta radiofonica.
"La fata matematica", questo il titolo della pièce, è una storia attraversata da una forte passione intellettuale, nonché scientifica e poetica, quella di Ada Augusta Byron Lovelace, figlia del poeta Lord Byron, considerata l'inventrice del software e colei che per prima ha intravisto profeticamente l'avvento dell'èra digitale realizzando il progetto di una macchina multifunzione: un possibile computer in un'epoca, quella vittoriana, che cominciava appena a usare il treno e il telegrafo e che imponeva gravi restrizioni alle donne (anche solo per il prestito di un libro, ad esempio, era d'obbligo il permesso scritto del marito).
La drammaturgia ci presenta il personaggio prossimo alla fine della sua vita (padre e figlia morirono alla stessa età a soli 36 anni) e si scandisce in un "notturno in tre quadri": nel primo Ada si confronta con il silenzio e accoglie " ... tutte le voci della mia vita", il ricordo del padre mai incontrato, la presenza ossessiva della madre, reminiscenze dell'infanzia, le malattie che dovette patire, la severa educazione e la passione per i numeri.
Il secondo quadro squarcia il tempo con un flashback che ci riporta indietro di 15 anni, nel momento più luminoso della sua vita quando con il matematico Charles Babbage metteva a punto le sue visioni scientifiche profetizzando una rivoluzione tecnologica e l'avvento di una nuova scienza, la scienza delle informazioni.
Tra i due poi la passione intellettuale divenne anche un’ardente passione erotica che lo spettacolo evoca e lascia sospesa in un momento di lirismo intenso.
Il terzo quadro riemerge da un momento rituale e ci fa partecipi dell'avvicinarsi della prematura morte, per cancro all'utero, vissuta con forza lucida, " ... goccia a goccia sto andando via". Ada lascerà la vita consapevole di aver segnato una svolta per l'umanità: "Io sono una profetessa, i miei numeri brillano nel cielo di domani", " ... se potessi rinunciare al mio cervello potrei abbracciare quella fede cieca che mi sarebbe di conforto, tuttavia non voglio rinunciare al mio cervello".
Dopo lo spettacolo, un partèrre di matematiche, informatici di grande prestigio, docenti universitari, ha dato vita a un dibattito che ha fatto di questa serata qualcosa di ancora più speciale: l'arricchimento sta nell'essersi portati a casa notizie e informazioni che aiutano, attraverso il godimento di una rappresentazione lieve e avvincente, a capire cosa c'è dietro gli straordinari mezzi che la tecnologia digitale ci mette a disposizione, a essere più consapevoli della storia di chi ha dedicato la vita per un sogno futuro e che richiama la necessità di farne saggio uso, facendo evolvere la conoscenza e la civiltà.
Un momento di teatro poetico, essenziale, mirabilmente recitato, dove parola, immagini e suoni, passione e pensiero si fondono nei quadri che scandiscono la rappresentazione (in perfetta armonia con la musica di Francesco Rampichini, preziosa costruzione di geometrie sonore, che ben si fonda con il testo e con le proiezioni video di Valeria Spera).

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