Vi “spiego” la Sicilia

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Questa nostra ‘porca’ terra, amata, odiata, abbandonata, desiderata, violentata. Di questa Sicilia che ci entra dentro, che ci marchia a vita, io, come molti, lo so, non potrei farne a meno. Eppure so di odiarla, spesso, come accade a certi uomini quando accanto hanno una femmina maledetta, puttana assai, perchè a volte si offre impudica, altre si ritrae, nell’eterno gioco della passione malata.

Cavallo-su-balcone-2Ecco, io l’amo di una passione malata la mia terra. Ne amo il mare, il sole, il vento, la pioggia. Amo persino le sue malefatte, la sua pigrizia, la sua indolenza. Rido, di cuore, davanti a fatti, eventi, per i quali altri, non siciliani, inorridiscono. Rido di un cavallo tenuto in balcone; rido di chi, intrappolato in auto, in coda, con una sterzata supera tutti e invade la corsia opposta. Rido dei clacson strombazzanti, delle urla delle mamme che dai balconi chiamano i figli in strada; rido dei colori, della VITA che si respira nei nostri mercati e della ‘volgarità’ di certe espressioni. Lo so, tutto questo non è cosa buona e giusta, ma che farci: siamo noi, siciliani.

Ecco, vorrei ‘spiegare’ la Sicilia ai non siciliani.

Da cosa comincio? Dai cannoli, gli arancini, le spiagge, il mare, il sole, il vento che la schiaffeggia nei giorni di Scirocco? No, vero? Troppo scontato.

E allora scrivo parole come Arte, Storia, Architettura, Matematica, Musica. No, troppo scontato anche questo.

ape carretto sicilianoE allora parlo di panchine sbrecciate al sole, di palme alte alte, di fichidindia sui bordi delle strade interne, di carretti siciliani, dell’Etna (fuoco e neve), delle donne (bastarde dentro). Parlo di ginestre, di scacciapensieri, di vecchie sdentate e sorridenti sedute sull’uscio di casa. E poi parlo di Falcone e Borsellino, di Peppino Impastato, e di striscioni, cortei, di una Sicilia onesta, ribelle e mai vinta. Parlo del sorriso di chi accoglie lo straniero come fosse tornato a ‘casa’.

E allora vi spiego che la Sicilia ha ritmi e usanze diverse. Ritmi e usanze che non piacciono a chi non li ha dentro, nel dna, almeno all’inizio del suo vivere sull’isola.

Ci sono paesi in cui i negozianti non aprono ad orario. No, aprono quando sono comodi: quando si svegliano, quando hanno finito di vedere un film in Tv, quando hanno finito la partita a briscola con il vicino di casa. Ci sono siciliani di paese per i quali l’orologio è uno strumento di tortura. Quasi un colpo di lupara che li ha mancati.

Ci sono paesi che per raggiungerli devi fermarti a chiedere indicazioni, perchè di cartelli stradali non c’è bisogno: tanto “uno la strada per andare dove deve andare la sa”.

Signori miei, si chiama “ritmo naturale della vita”. La Sicilia non è un soltanto un posto dove vivere o non vivere. E’ un modo di vivere.

Concludo la ‘lezione’ con una citazione: “È facile essere felici in Sicilia, ma è un’operazione che richiede un adattamento biologico oltre che culturale: bisogna imparare a vivere il tempo alla maniera siciliana” (Francine Prose).

Patrizia Vita

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