Una donna all’origine del computer

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di Giampiero Cicciò

Nel 2015 è in corso la ricorrenza di un bicentenario che fa riflettere su quanto e come la storia avrebbe potuto evolvere se la popolazione femminile non fosse stata esclusa da un libero accesso alla vita professionale e agli studi a causa di un radicato pregiudizio di genere. Ma tanto dure son state le costrizioni tanto forti son state le donne che la storia l’hanno tuttavia segnata. Ada Byron Lovelace, figlia del poeta romantico Lord Byron, nacque nel 1815 nell’Inghilterra Vittoriana, epoca nella quale una donna non aveva il diritto di prendere in prestito un libro senza il permesso scritto del marito eppure al di là di ogni veto e pregiudizio questa donna ha saputo vedere molto lontano ed è considerata la profetessa della computer èra, l’alfa della rivoluzione digitale.

Augusta Ada Byron King contessa di Lovelace che come il padre morì a soli 36 anni dopo un’intensa e appassionata vita, è considerata l’inventrice del software per aver codificato un primo linguaggio per la trasmissione di dati ad una macchina.

Collaborando con il matematico Charles Babbage mise a punto il progetto per una macchina multifunzione programmabile con un sistema a schede perforate che erano state applicate ai primi telai meccanici. L’idea era quella di creare una macchina che così come un telaio tesse fiori e foglie sul tessuto, potesse invece essere programmata a disegnare calcoli algebrici e immagazzinare dati, rendendo possibile un’infinità di operazioni senza l’intervento dell’uomo.

La Macchina Analitica come fu chiamata dai suoi inventori e che tuttora è esposta al Science Museum di Londra è di fatto il progenitore del primo computer, realizzato poi da Alan Turing cento anni più tardi. Augusta Ada Byron anticipò il futuro, capì che questa nuova scienza, “la scienza delle informazioni”, avrebbe provocato mutamenti in molti campi, intuì l’avvento di una svolta culturale in senso tecnologico ed epistemologico verso una possibile intelligenza artificiale.

E’ a sua volta una donna l’autrice e regista che ha portato in Italia questa storia coniugando scienza, teatro, poesia e musica. Valeria Patera dal 2004 ha dedicato il suo lavoro, alle grandi storie della scienza scrivendo e producendo anche all’estero spettacoli ed eventi multimediali ispirati alla vita e lavoro di Alan Turing (La mela di Alan), Charles Darwin (Io Charles Darwin, tracce e voci dalla mia vita, Max Perutz (Stranero Bandito), Elena Cattaneo (Staminalia, un sogno e un processo), Rita Levi-Montalcini (Le parole di Rita) e attualmente Ada Byron Lovelace (La fata matematica).

Dopo aver ricevuto il Premio residenza della Bogliasco Foundation, aver pubblicato il testo con La Sapienza Editrice, debuttato al Keats-Shelley House Museum di Roma, al Teatro dei Documenti, al Teatro Arcobaleno e alla Fondazione Corriere della Sera per la Milanesiana 2015, lo spettacolo riparte dalla Rai, nel giorno che viene dedicato alla memoria di Ada Byron Lovelace, l’Ada’s Day che cade il 13 ottobre e per la cui celebrazione in tutto il mondo si è attivata una rete di iniziative accademiche e culturali e particolarmente dalla BBC di Londra.

Dall’Italia, l’omaggio che Valeria Patera ha voluto dedicare a questa straordinaria donna avrà luogo nella sala A della sede Rai di via Asiago 10 a Roma dove in collaborazione con Rossella Panarese di Radio3 Scienza e Laura Palmieri de Il teatro di Radio3 sarà rappresentato lo spettacolo con l’interpretazione di due attori di rango come Galatea Ranzi e Gianluigi Fogacci, la musica di Francesco Rampichini e i video di Valeria Spera.

In studio ci saranno l’autrice-regista, gli attori e ospiti speciali che approfondiranno gli argomenti e la serata sarà trasmessa in rete nazionale sulle frequenze di Radio 3 e in streaming dal sito della Rai.

Seguendo le tracce di Ada, la sera del 15 ottobre e la matinée del 16 replicherà a Torino, al Teatro Vittoria, come evento di punta del progetto Finding Ada del Museo Piemontese dell’Informatica MuPIn.

teatroradio3

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