Morandi sogna il Ponte sullo Stretto, decine di migliaia di like su Facebook

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“13 marzo. Prendere un traghetto è sempre molto suggestivo. Chissà se un giorno costruiranno veramente il ponte sullo stretto di Messina… Ciao, Sicilia!” Pensieri e parole – i fan di Lucio Battisti non se la prendano a male – in questo caso sono di Gianni Morandi. Il cantante di Monghidoro si esprime così, in un post pubblicato su Facebook, durante la traversata dello Stretto, ieri, di ritorno dal Capitani Coraggiosi Tour, ad Acireale.

Un messaggio, che fino a questo momento ha riscosso oltre 43mila like (o affini), che lascia poco all’immaginazione e che conferma quanto, quello attorno al Ponte, sia ;un tema attualissimo. Tanto da scatenare una lunga serie di commenti. E, a chi obietta che prima “occorre dare un lavoro e dignità alla gente disperata”, l’artista replica che “per costruire il ponte, forse verrebbero impiegati molti lavoratori“.

Una risposta molto spicciola e risoluta, dettata dalla semplicità di chi non nasconde secondi o terzi fini, rivolta indirettamente ai tanti benaltristi che, dal 2001 a oggi, oltre a un veto assoluto sull’opera, non sono riusciti a progettare nemmeno una delle tante infrastrutture che si sarebbero dovute realizzare prima.

Il post di Morandi va letto proprio per quello che è: il punto di vista di un comune viaggiatore. In pieno 2016, del resto, sarebbe più che lecito domandarsi perché mai occorra impiegare non meno di 20 minuti per percorrere appena tre chilometri. Per i treni notte, addirittura, tra carico e scarico dalla traghetto, ci vuole oltre un’ora. Standard che, dall’invenzione della ruota in poi, non sarebbero credibili in nessuna epoca storica.

Quello dell’artista emiliano potrebbe rivelarsi uno spot importante, considerata la scarsa propensione del governo romano a investire da Bari in giù. Le ultime dichiarazioni di Matteo Renzi sono indicative. Prima del Ponte bisogna collegare Napoli a Bari, con l’alta velocità ferroviaria. E occorreranno almeno dieci anni. Poi si arriverà a Reggio Calabria e, in prospettiva, a Palermo. Tempi biblici più che europei, che confermano una predilezione per le più alte latitudini. Lo Stato, malgrado gli scandali giudiziari si sprechino, non lesina miliardi per l’Expo, il Mose o la variante del Valico. Quando però occorre realizzare un’infrastruttura capace di riportare tutto il Mezzogiorno al centro del Mediterraneo, mettendo in serie difficoltà i competitor nord europei, il meccanismo si inceppa.

Lo dimostrano le perplessità manifestate da Sinistra democratica sulla cosiddetta cura del ferro prescritta dalle Ferrovie dello Stato e il complotto ordito ai danni delle Autorità portuali del sud, con quella di Messina in testa. Complotto codificato da tempo, con la complicità di quel Romano Prodi che ha a suo tempo svenduto la lira e che, rimangiandosi anche lo slancio verso il Ponte manifestato ai tempi della presidenza dell’Iri, ha sempre accompagnato la politica dell’austerità voluta dalla Germania. Ulivista da sempre, putacaso, è l’attuale ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, vero oppositore del Ponte nella maggioranza di Renzi. L’ex sindaco di Reggio Emilia, va detto, rappresenta per il segretario nazionale del Pd una spina del fianco a tutto campo. Rappresenta l’opposizione interna che cerca regolarmente di farsi sotto, come Massimo D’Alema insegna.

Paradossalmente, Prodi e Delrio sono emiliani come Morandi, la cui prossima destinazione è Eboli. Dove qualcuno dice che Cristo si sia fermato. O forse era Bari?

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